
L’Esodo è l’evento della storia della salvezza con cui la liturgia ci propone da più punti di vista di interpretare la Quaresima come itinerario spirituale. Nel libro omonimo della Bibbia, in cui leggiamo il racconto del passaggio del popolo di Israele dalla schiavitù della terra d’Egitto alla libertà nella Terra promessa, ci sono descritti i quarant’anni di cammino nel deserto come una sorta di percorso di iniziazione e di formazione, che ha il suo centro nell’alleanza stipulata nel Sinai mediante il dono della Legge da parte di Dio, sul cui fondamento da quel momento in poi si dovrebbe reggere la relazione di Dio con il suo popolo. Per questo la narrazione dell’Esodo si è prestata fin dagli inizi a una trasposizione di quei fatti in una aura atemporale, dando a quella esperienza il carattere di evento fondativo dell’identità del popolo di Israele, e di riflesso per tutta la tradizione giudeocristiana, di cui noi stessi siamo frutto (cf. Rm 11, 16-18). Ma anche, proprio perché narrazione di un viaggio, ben si presta a rappresentare la immagine per eccellenza di ogni percorso volto a ritrovare il senso della propria identità di credenti. In particolare in ambito cristiano è divenuta la figura più espressiva dell’itinerario di catecumenato, la iniziazione alla celebrazione del Battesimo che trovava originariamente il suo momento più proprio nella santa notte di Pasqua, e di conseguenza vale per ogni percorso spirituale volto a ritrovare il senso del proprio battesimo. Tutta la liturgia quaresima ha le sue origini proprio in quell’itinerario catecumenale e non a caso nel corso della Veglia pasquale tutti saremo invitati a rinnovare le promesse battesimali
In questo viaggio vanno considerate due dimensioni per così dire complementari: l’esodo come uscita da una terra e da una condizione, e nello stesso tempo come passaggio, come protendersi verso una nuova terra e una nuova condizione. Da questo punto di vista è come un procedere collocandosi come su una frontiera mobile che implica sempre in sé la percezione di un prima e un dopo, in un processo di approfondimento e rielaborazione di senso continuo, verso qualcosa che vada oltre l’oggi e il qui ed ora, ma nello stesso tempo non può perdere il contatto con la situazione di partenza, che è il germe di tutto ciò che segue. Anche da questo punto di vista è significativo che la prima notte dell’Esodo, proprio all’inizio del viaggio, abbia il suo punto di forza nel primo rito della Pasqua celebrato dal popolo sul piede di partenza: di esso si prescrive il “memoriale”, una memoria cioè da perpetuare, perché intesa nella sua valenza forte di ricordo da attualizzare, necessario da allora in poi nel tempo a venire. Necessario perché deve tener viva la memoria della situazione di schiavitù, dal potere o dal peccato, da cui si persegue una liberazione.
Secondo una chiave proposta dal nostro vescovo nella sua lettera pastorale, potremmo leggere questa frontiera come una delle forme del limite da cogliere come tempo di grazia, potenzialmente occasione di una nuova consapevolezza che genera un movimento di conversione e di apertura a territori ignoti, ma portatori di semi di speranza, tanto necessari per poter testimoniare, anche in questo tempo così difficile da decifrare, la verità della parola di Gesù ai suoi discepoli: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 14).
In questa prospettiva, nel corso della Quaresima di quest’anno, nei consueti incontri domenicali di lectio divina rifletteremo su alcuni testi che rendono ragione del ruolo che la figura dell’Esodo ha assunto nel corso della storia della salvezza, per meglio comprenderne il valore che possiamo definire “mistagogico”, cioè volto a rendere capaci coloro che ne fanno memoria viva di partecipare alla grazia del mistero pasquale di morte e risurrezione in Cristo Gesù.
Gli incontri si svolgeranno come di consueto nei pomeriggi delle domenica in duplice modalità: in presenza e online (con le modalità che verranno annunciate anche sul nostro sito internet).
Ecco i dati per il collegamento online:
sala: Quaresima
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