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Pier Damiani
Benedetto Romualdo Pier Damiani Cinque fratelli studi e testi case camaldolesi

 

 

San PIER DAMIANI

eremita, vescovo, dottore della chiesa 

Festa

Nacque a Ravenna nel 1007. Terminati gli studi si diede all’insegnamento, ma subito l’abbandonò ed entrò nell’eremo di Fonte Avellana dove, eletto Priore, promosse la vita eremitica di cui appassionato assertore propagandola anche in altre regioni italiane.

Vissuto in tempi molto tristi per la disciplina della Chiesa, aiutò i vescovi di Roma con la sua opera, i suoi scritti e le ambascerie, nel promuoverne la riforma. Eletto Cardinale e vescovo di Ostia. Tentò di liberarsi dai molti impegni per ritornar alla quiete monastica, ma la sua presenza nelle questioni ecclesiastiche lo accompagneranno fino alla morte che avvenne a Faenza il 22 febbraio 1072, di ritorno da una missione a Ravenna. Le sue spoglie riposano nella cappella a lui dedicata nella Cattedrale di Faenza. Leone XII lo proclamò Dottore della Chiesa.

Dalle Lettere di S. Pier Damiano

(Lettera 27, Ad Onesto, monaco di Pomposa)

Se ti piace mangiare qualcosa di dolce, possa il palato del tuo cuore gustare il sapore di quella divina e mistica manna della quale si dice: Aveva il sapore come di fior di farina impastato con miele. Questo fior di farina, cioè, prodotto dal grano, che cadendo in terra e morendo ha prodotto molto frutto; ma questo fior di farina è impastato con miele perché l'umanità del redentore è piena della dolcezza della divinità. Era Dio, infatti, che riconciliava a sé il mondo in Cristo. Ma certamente il miele che si trova nel fior di farina è anche la dolcezza spirituale che si trova nella lettera della Scrittura.

5. Per questo motivo è scritto che con la stessa manna il popolo ebraico faceva focacce: Il popolo la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole e ne faceva focacce di un sapore quasi di pane fatto con l'olio. E’ evidente che, se la focaccia non si spezza, non si può gustare ciò che c'è dentro. Si deve perciò intendere che gli oracoli dei profeti sono come delle focacce, essi che per cosi dire sotto la teca della parole materiali nascondono il mistero accessibile all'intelligenza spirituale. Una tale focaccia non poteva spezzare colui al quale per bocca dì Isaia si diceva: «Leggi questo libro»  e rispose: «Non posso, perché è sigillato». Una tale focaccia chiese che gli fosse spezzata quell'eunuco che alla domanda di Filippo: Ritieni di capire quello che stai leggendo?». Rispose: E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». Come se dicesse: ho in mano questa focaccia, ma non ne posso mangiare se una mano ben istruita non me la spezza e non mi mostra la linfa dello spirito nascosta sotto la scorza della lettera. Una tale focaccia non potevano spezzare da sé quei bambini di cui parlava Geremia: I bambini chiesero il pane e non c'era chi lo spezzasse loro.

6. Una tale manna, o carissimo, un tale cibo di nutrimento spirituale, sminuzzalo di continuo nel mortaio della tua meditazione, e cuocilo costantemente nella pentola di un fervido amore, affinché ti possa ben saziare con esso, come con grasso disceso dal cielo, nelle viscere della tua anima. Un tale alimento interiore addolcisca il palato del tuo cuore, un tale cibo spirituale stimoli il tuo animo a desiderare il celeste banchetto. Un tale alimento, infine, sia di dolce sapore per la tua anima, un tale cibo ti infiammi a desiderare le vivande del convito celeste.

 

 

 

 

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Aggiornato il: 23 gennaio 2005